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Oggi sono scesi in piazza a Roma gli aderenti a Confedir e Feder.S.P.e.V, che raccolgono i dirigenti, quadri della Pubblica Amministrazione e relativi pensionati, per protestare (come si vede dalla locandina qui sotto)  CONTRO “la mancata indicizzazione delle pensioni, il mancato rispetto dei diritti acquisiti, lo svilimento della solidarietà ai superstiti (pensioni di reversibilità), il degrado dello Stato di Diritto del Paese e gli attacchi al nostro sistema di Welfare.”

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Ho voluto appositamente riprodurre con esattezza il contenuto del manifesto perché offre lo spunto ad una importante riflessione. Le parole chiave dello slogan sulle quali è opportuno soffermarsi sono tre:

a)      Il diritto acquisito (alla pensione)

b)      La solidarietà

c)      Il “nostro” sistema di welfare.

Proviamo ora ad immaginare che una associazione (è un paradosso perché non esiste ahimè) che rappresenti i disoccupati, giovani e non, utilizzi lo stesso slogan, che suonerebbe più o meno così:

Federesclusi protesta CONTRO “Il mancato rispetto del diritto al lavoro; lo svilimento delle proprie aspettative; l’attacco al nostro sistema di Welfare.”

Ebbene le prime due richieste sono prive di tutela e la terza (quella del sistema di welfare) non ha senso perché gli appartenenti alla Federesclusi non potrannno contare su nessun sistema. Dunque perché protestare? Infatti, come dicevo, la Federesclusi non esiste!

La sensazione è che i rappresentanti di Confedir e Federspev abbiano nella loro carriera lavorativa mangiato talmente tante carote che ora non vedono neppure i bastoni che si abbattono sulla schiena degli altri. Così se ne vanno a Montecitorio a cantarla agli altri privilegiati.

Ancora una volta siamo di fronte a due Italie. Che non si guardano. Ma stiano tranquilli quelli dell’Italia di sopra, anche le stime di prelievo fatte dall’economista Tito Boeri (vedi www.lavoce.info), noto sostenitore del taglio alle pensioni (ben inteso per equità e non per cassa) prevedono un “prelievo tra l’1 e il 2% sulle pensioni superiori a 2.886 euro”. Vale giusto una gita a Roma.

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