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Dopo l’annuncio della manovra da 36 miliardi, le Regioni si sono proposte di dare battaglia e il termine più lusinghiero con il quale la stessa manovra è stata bollata “insostenibile”. Renzi ribatte: “Vorrei fosse chiaro il gioco cui giochiamo: nessuno cerchi di prendere in giro gli italiani. Prima di fare polemica bisogna guardare in casa propria e ridurre gli sprechi, per poter finalmente ridurre le tasse. Le famiglie stanno facendo degli sforzi, lo facciano anche le Regioni, che stanno usando parole contro la realtà. Noi siamo pronti a incontrare i governatori – ha concluso il premier – ciascuno però faccia la propria parte”. Difficile dire chi sta giocando e su quale tavolo, ma una cosa penso sia assolutamente chiara. Le ricette per curare il nostro Paese sono ora ben delineate e in larga misura anche accettate da Bruxelles e dalla stessa Germania, di cui continuiamo a essere un importante partner commerciale.

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(La crescita insostenibile, by Edo Luci, Tarquinia 2011)

La depressione italiana non spaventa solo gli italiani, ma anche gli europei. Non mi riferisco ai timori di sforamento del rapporto deficit/PIL, ma alla moria del tessuto industriale e della classe media del Paese, entrambi vero pilastro delle nostra economia. Il problema irrisolto è invece quello del sostegno finanziario delle misure messe in campo: perché se è relativamente semplice ricorrere ad un maggiore deficit (se si rimane sotto il tetto massimo con l’aiuto del sommerso e delle attività criminali sic.), molto più complicato è reperire risorse nuove che ragionevolmente vengono cercate nei tagli alla spesa. Tagliare a Regioni ed enti locali è certo una via che contribuirà forse a ridurre gli sprechi e il proliferare degli enti strumentali delle Regioni, nido dei favoritismi locali; e qui ha ragione Renzi. Ma se il taglio si fa profondo, a farne le spese saranno i cittadini, visto che il grosso della spesa delle Regioni è sul capitolo sanitario; e qui hanno ragione i governatori. La verità è che ancora una volta non si ha il coraggio di attaccare le rendite di posizione di coloro che hanno beneficiato di un sistema che ora è diventato insostenibile. Ma questo attacco spaventa tutti i politici, che siano al governo centrale che in quelli regionali. Se non si affronterà una volta per tutte il nodo pensioni, la mobilità dei funzionari pubblici, la maturità fiscale, i lacci e lacciuoli alle imprese, non sarà mai possibile avviare una azione strategica volta a rimettere in corsa il nostro paese e il suo capitale umano. E’ l’insostenibile leggerezza del taglio che turba i beneficari di modelli non più accettabili e i politici che contano sui loro voti. Sul tema vedi mia intervista al quotidiano La Razòn del 16 ottobre Impulso a las pymes – La Razon 16.10.14

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