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Nel corso dell’anno scolastico 1991-1992 fu somministrato a 505 studenti di alcuni istituti medi superiori di Bari un questionario circa la soddisfazione nella vita condotta, i rimpianti per la vita trascorsa e le aspettative per il futuro.

Quei ragazzi, allora quattordici-diciassettenni, ora hanno, chi poco più chi poco meno, circa 40 anni.

giovani

I risultati, raccolti nel volume Giovani senza Futuro, le aspettative, le ansie e le speranze di futuro degli studenti anni ’90 di Alessandro Desiderato ( Ecumenica Editrice, Bari, 1994)  ci consegnano un futuro, ora fattosi drammaticamente realtà.

Oltre 6 ragazzi su 10 hanno ammesso di essere pronti sempre o a volte a ricorrere a una raccomandazione per farsi strada nella vita, Un sistema normale in una società dove dichiaravano di sentirsi a loro agio per quasi il 70% degli intervistati, mentre il 77% di avere fiducia nella propria generazione. Solo il 2,8% denunciava troppa corruzione; un fatto inquietante essendo in quei mesi alle porte di Tangentopoli.

L’autore della ricerca li aveva definiti “attendisti e pragmatici”, consapevoli, anzi certi (per il 91%) del proprio futuro. La generazione di questi oggi quarantenni è quella che ora ci governa e si accinge a rottamare i 50-60 che invece non hanno mai governato veramente, marginalizzati dai grandi e piccoli politici che hanno fatto carriera negli anni ’70 e sono rimasti appiccicati alle poltrone sino a farne la loro pelle.

Questi quarantenni sapranno preoccuparsi anche delle generazioni che li hanno seguiti e che ora sono quelle maggiormente private del proprio futuro? Le risposte che possono trarsi da quelle interviste rilasciate quasi 25 anni fa non lasciano ben sperare.

Eccone alcune:

non dobbiamo dare deleghe a nessuno”;

sono responsabile del mio futuro, non di quello degli altri”;

nella società in cui viviamo c’è ben poco da giocarsi responsabilmente”.

Può bastare? Spero tanto che quei ragazzi che ora governano siano oggi un po’ meno opportunisti di allora e sappiano vedere anche oltre il loro tornaconto e un po’ più lontano della generazione dei baby boomers che li ha preceduti.