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Mentre il dibattito politico è tutto concentrato sulle unioni civili e le adozioni, oggi mi sono trovato a commentare con i miei studenti del corso LUISS di Politiche dell’Unione Europea alcuni dati forniti recentemente da Istat nell’ultimo rapporto sul Benessere Equo Sostenibile (BES 2015) del nostro paese.

La discussione è ruotata attorno all’interpretazione da dare alle serie storiche qui sotto da me rielaborate graficamente, che mostrano il grado di soddisfazione dei nostri connazionali nelle loro relazioni familiari.

Grafico post Lost generation

A parte qualche oscillazione, come si può vedere, il basso grado di soddisfazione delle proprie relazioni familiari è una costante anche durante l’avvento della crisi. Soltanto per il 35% / 40% dei più giovani (le linee tratteggiate rappresentano gli under 34) queste relazioni sono soddisfacenti, mentre per la categoria che va dai 45 ai 60 anni (la cosiddetta lost generation, evidenziata in grassetto) questa percentuale oscilla nel corso degli anni dal 28% al 32%.

Prima di vedere questi dati avrei scommesso su una crescente insoddisfazione dei più giovani, spesso “costretti” a rimanere a casa perché inoccupati, e anche dopo averli rielaborati e mostrati, non sono riuscito, in prima battuta, a darmi una spiegazione del perché, comunque, la percentuale dei soddisfatti fosse maggiore nelle prime fasce di età.

Dopo l’intervento di alcuni studenti, ai quali avevo chiesto di dare una loro interpretazione al fenomeno, mi sono reso conto che la mia ottica era sbagliata e che l’errore stava nella focalizzazione della mia attenzione sulle fasce di popolazione al centro dei miei interessi di ricerca ovvero quelle giovanili.

“La spiegazione da cercare non va trovata nella percentuale dei giovani soddisfatti, comunque bassa, ma nell’alta percentuale degli ultraquarantenni insoddisfatta” è stato il saggio suggerimento.

Così, mi sono reso conto che il problema delle relazioni familiari è il problema della lost generation, cioè i nati dopo il 1960. Una generazione perduta appunto, che è cresciuta con genitori troppo distratti e preoccupati di assicurarsi un futuro sereno (il loro). Una generazione che spesso non solo non è riuscita a vivere relazioni familiari, ma neanche a costruirsele.

In altre parole, il cercatore di coccinelle non si accorge nemmeno del coleottero morto. Grazie dunque agli studenti che mi hanno fatto riflettere sui tanti coleotteri morti del nostro paese, ai quali forse anche io dovrei prestare più attenzione.

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