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Poco meno di un anno fa, il 24 novembre 2015, presentavo a Roma, nell’aula magna della LUISS, i primi risultati di una analisi sulle più recenti esperienze di alternanza scuola-lavoro nelle varie realtà del Centro Nord d’Italia in attuazione della legge 53/2003. Ne è scaturita una fragile trama di relazioni tra istituti e talune imprese o enti che avevano sino ad allora veicolato meno di uno studente su dieci verso il percorso di alternanza.

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Ora, al secondo anno di attuazione della nuova Legge sulla Buona Scuola (L107/2015) il problema non è più quanti studenti sono coinvolti nei percorsi di alternanza (attualmente tutti quelli iscritti al terzo e al quarto anno delle scuole superiori, sia Licei che Istituti tecnico-professionali), ma quali percorsi sono veramente utili ai ragazzi per dotarli di quella occupabilità che richiede il mercato del lavoro e come spendono le ore a tale scopo dedicate.

Naturalmente è troppo presto per fare valutazioni. Queste ultime, giocoforza, non possono fermarsi ai dati quantitativi ma devono basarsi su elementi qualitativi. E’ prematuro anche provare a verificare l’auspicato impatto di questa riforma sulla riduzione dei Neet, cioè i ragazzi che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione professionale, che continuano a essere di numero ampiamente sopra i due milioni.

Quello che è invece possibile, anzi doveroso fare ora, analogamente a quanto è stato fatto negli anni scorsi per la lotta alla dispersione scolastica (vedi la mia pubblicazione, Lotta alla dispersione scolastica. Azioni educative in aree di grave esclusione sociale e culturale: la proposta di un modello, Alter Ego, Viterbo 2014) è provare a modellizzare i sistemi di rete tra scuole, imprese e terzo settore, affinché i percorsi di alternanza non rimangano legati a estemporanee disponibilità o iniziative di singoli dirigenti scolastici o docenti, ma siano il prodotto di scelte che pongono al centro le vocazioni degli studenti e i trend di sviluppo dei tessuti economici locali.

Per questo sono lieto di poter presentare un primo esercizio di modellizzazione in occasione del convegno “Alternanza scuola-lavoro e inclusione sociale: un’ipotesi di modellizzazione”, che si terrà a Roma il prossimo 26 settembre, e di discuterne con chiunque sia interessato a parteciparvi e voglia dibatterne.

In allegato l’invito programma-convegno-inclusione-e-alternanza-26-09-16

Per maggiori informazioni clicca qui

programma-convegno-inclusione-e-alternanza-26-09-16

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