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E’ stato pubblicato oggi sulla Rivista della LUISS Amministrazione in Cammino a firma mia e di Roberto Cerroni il contributo scaturito dalla indagine sulle nuove professioni per le dimore storiche, realizzata con i miei studenti del laboratorio Erasmus di Cantieri d’Europa 2016 e presentata al convegno di Firenze del luglio scorso (vedi mio post del 14 luglio “Giovani e cultura: oltre il biglietto al museo passando per Pamuk”) in occasione della firma del protocollo d’intesa tra il MIUR e l’Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI).

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Lo spunto della riflessione parte dall’esame di poco meno di un centinaio di dimore storiche toscane, che svolgono anche attività di impresa e che rappresentano dunque le prime candidate a rappresentare le entità di riferimento per percorsi di alternanza scuola-lavoro rivolti a quella che può essere definita la nuova economia della cultura.

I risultati dell’indagine campionaria, che non ha tuttavia la pretesa ancora di rappresentare il variegato microcosmo delle dimore storiche italiane, dimostra come i settori di impresa rilevati siano numerosi, così come le competenze che vi si sviluppano. Competenze che possono arricchire non solo gli studenti che hanno intrapreso i percorsi dell’offerta liceale, ma anche quelli che si stanno formando negli istituti tecnici e professionali.

Si scopre che l’attività delle dimore storiche non è solo circoscritta all’organizzazione di eventi e alla funzione di ospitalità e (talvolta) di ristorazione, ma spazia dallo Storytelling alla promozione del turismo esperienziale ed ecosostenibile, per arrivare anche all’artigianato e alla riscoperta di quelli che possono essere definiti i “lavori dimenticati”.

Anche tra le competenze, come si vede dalla tabella sottostante, estratta dall’indagine, ci sono delle sorprese, e molti sono i versanti trasversali (vere e proprie soft skills) come l’interazione con il pubblico, la conoscenza delle lingue straniere e il problem solving.

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(Fonte: Laboratorio Erasmus+ Cantieri d’Europa 2016)

I promettenti dati di questa ricerca e le stimolanti riflessioni che ne possono scaturire dimostrano dunque come, per cercare le nuove strade dello sviluppo, non bisogna poi andare molto lontano e non è soprattutto necessario lasciare il nostro paese. Anche noi abbiano il nostro “petrolio”; basta saperlo valorizzare.

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