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“Le statistiche sono persone con le lacrime asciugate” scriveva vent’anni fa la sociologa e scrittrice americana Ruth Sidel, nota al pubblico italiano per aver scritto Donne e bambini in Cina e la prima a denunciare la disattenzione per i bambini anche negli Stati Uniti.  

Non possiamo darle torto perché anche in Italia, troppo spesso, ci si ferma davanti alle percentuali che i media periodicamente ripropongono a scadenze fisse. Siamo oramai abituati a farci scandire i decimali in più o in meno del PIL, il tasso di disoccupazione giovanile ancorato al 40%, l’esercito inerme dei giovani Neet (che non studiano, non lavorano e non si formano).

Appuntamenti fissi per il PIL, l’ennesimo incontro di Cernobbio o la relazione del Governatore della Banca d’Italia, per i disoccupati e Neet i rapporti periodici dell’Istat o del Censis e tanti altri. La notizia, come sempre, si brucia in pochi giorni, a volte in poche ore, nell’era della rete dove si commenta tutto e tutto si consuma. Anche le statistiche appunto con o senza lacrime.

solidarieta

Anche il recentissimo Rapporto della Caritas su povertà ed esclusione sociale è dunque destinato alla stessa sorte ed è proprio per evitare l’ennesimo rito che ho voluto ieri, a qualche settimana dalla sua pubblicazione, condividere qualche osservazione su le pagine de L’Ordine.

Se mettiamo in relazione la situazione descritta nel rapporto Caritas con i dati sulla ricchezza degli italiani si coglie una vera e propria spirale verso la povertà delle giovani generazioni. Nel 1987 soltanto un giovane capofamiglia su dieci era da considerarsi a basso reddito mentre oggi oltre tre su dieci sono in questa condizione: cioè il triplo.

Alla spirale della povertà si contrappone il trascinamento della ricchezza e quella media dei capifamiglia ultra sessantacinquenni: nello stesso lasso di tempo è aumentata del 60%. L’80% di questi ultimi vive inoltre in case di proprietà.

Rifiutare l’idea di una solidarietà intergenerazionale che non si limiti al mero familismo (“faccio tanto per i miei figli e per i miei nipoti” è l’affermazione di rito) non è solo iniquo; con il passare del tempo è irresponsabile.

Per leggere l’editoriale apparso ieri su l’Ordine clicca qui: piu-solidarieta-tra-le-generazioni-la-provincia-30-10-16

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