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Appunto oggi i principali dossier sui quali il nostro (futuro) governo, il suo apparato e la diplomazia dovranno confrontarsi con i partners europei, con la Commissione dell’Unione Europea e con la Banca Centrale Europea.

Da poco è iniziato il nuovo semestre europeo e anche quest’anno l’Italia è finita tra gli osservati speciali. Il nostro paese rientra nell’elenco dei 17 paesi che mostrano degli squilibri macroeconomici. La relazione sui paesi in osservazione è prevista per l’inizio del 2017 così come le proposte che questi dovranno formulare per annullare detti squilibri.

Ancora l’Italia, questa volta in compagnia solo di Belgio, Cipro, Lituania e Finlandia, sarà per il 2017 oggetto del cosiddetto “braccio preventivo”  in quanto i documenti programmatici di bilancio per l’anno a venire presentano un rischio di non conformità con gli obblighi del Patto di Stabilità e Crescita (PSC) e dunque la possibilità di dover avviare una manovra correttiva a brevissimo.

Sul versante opposto, quello del bilancio dell’Unione Europea, è nota la riserva posta dal Governo Italiano poco prima del referendum. Riserva che si è già tradotta (non è un nesso giuridico ma politico) con l’astensione del nostro paese dall’approvazione (a maggioranza) del bilancio europeo per l’esercizio 2017, ma che presto potrebbe sfociare, se mantenuta, in un vero e proprio veto per il triennio 2018-2020 per il quale è invece richiesta l’unanimità. Saprà il nuovo governo mantenere dritta la barra su questo aspetto e convincere altri paesi a “ripensare” il bilancio europeo dando maggiore rilievo alla politica giovanile e all’immigrazione e più in generale all’Europa sociale?

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Quest’ultimo è un altro dei dossier molto caldi che attendono di essere implementati proprio dall’Italia, che ne è uno dei maggiori sostenitori.

Infine un dossier complicato che non dovrebbe essere tale ma rischia di esserlo. Si tratta di quello del salvataggio di alcuni istituti di credito, in prima fila il Monte dei Paschi di Siena. Dico che non dovrebbe trattarsi di un dossier “da inventare” in quanto, grazie all’entrata in vigore il primo gennaio di quest’anno del nuovo sistema di risoluzione delle crisi bancarie, al MPS dovrebbe applicarsi la procedura di bail-in, con la riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti o la loro conversione in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in misura sufficiente per rientrare nei parametri di solidità e vulnerabilità prestabiliti.

Invece le cose si complicano perché si è alla ricerca della cosiddetta soluzione all’italiana, ovvero una sorta di bail-in ibrido, con un consistente (ennesimo) intervento dello Stato già tra i soci di riferimento dell’Istituto. Intervento che andrebbe faticosamente negoziato con Bruxelles. Perché non applicare quanto stabilito a livello europeo una volta tanto?

La speranza è che quest’ultimo dossier rimanga fuori dal perimetro intergovernativo e rimanga di stretta competenza della BCE, della Banca d’Italia e dei vertici del MPS, senza rubare spazio e risorse (non solo economiche ma anche relazionali) per partecipare con la dovuta attenzione e auspicata efficacia agli altri ben più importanti tavoli.

Per seguire tutta l’intervista a cura di Giuseppe Ardica andata in onda oggi su Rai2 e domani su Rai1 clicca qui

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