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Nel 1957 Roma teneva a battesimo la neonata Comunità Economica Europea. Dopo 60 anni  l’Italia forse torna al centro della geopolitica europea esprimendo, e sarebbe solo la seconda volta, il presidente del Parlamento Europeo. L’unico organo democraticamente eletto dell’Unione Europea e destinato ad avere un ruolo sempre più centrale in questo momento di crisi istituzionale e di valori del progetto europeo.

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La “finale”, se così si può definire la corsa tra i candidati a presiedere il Parlamento Europeo, che si celebrerà a Strasburgo il 17 gennaio prossimo, consacrerà, infatti, salvo colpi di scena dell’ultima ora,  un italiano, essendo i principali contendenti Antonio Tajani e Gianni Pittella. Saranno loro, infatti, presumibilmente ad andare al ballottaggio dopo il terzo scrutinio.

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(un particolare della Reggia di Caserta, orgoglio dell’architettura italiana)

Questa è una buona notizia che, se sommata alla posizione assunta dal nostro paese, che ha posto la riserva sulla riprogrammazione delle risorse europee per il prossimo triennio, lascia ben sperare per un’Europa più sociale e forse (anche un po’) più mediterranea.

Un augurio dunque affinché nei palazzi di vetro di Bruxelles si ricominci a pensare anche europeo, come fecero gli uomini del Manifesto di Ventotene e i firmatari del Trattato di Roma.

Speriamo che ancora una volta non sia un’illusione per i nostri giovani, i quali, non avendo conosciuto la lira ed essendo abituati a frequentare compagni e amici del Vecchio continente, pensano europeo già da un pezzo.

Per la mia intervista a Punto Europa di questa mattina su RAI2 clicca qui

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