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L’Europa, continente povero di materie prime, può contare sul maggiore patrimonio storico, artistico e culturale del mondo. Molte delle nuove professioni del futuro si sviluppano nell’ambito della filiera delle imprese creative e culturali, nelle organizzazioni non profit e nelle fondazioni.

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(Sala del Trono alla Reggia di Caserta, particolare)

Il settore produce, inoltre, anche numerosi effetti non-economici che devo­no essere tenuti in debito conto nel momento in cui si vuole delineare una poli­tica pubblica in tale ambito. La cultura ha impatto sulla coesione sociale, sullo sviluppo delle diversità, sulla creazione di condizioni favorevoli alla creatività e all’innovazione.

Nell’ambito culturale, l’offerta italiana è caratterizzata da forme variegate d’impresa. Il XII Rapporto Annuale di Federculture 2016, alcune di esse sono soggetti di natura giuridica privata promossi dagli enti locali che mantengono le funzioni d’indirizzo e controllo; a queste si aggiungono enti non profit di natura privata (associazioni etc.) e le circa 2.000 cooperative che operano nell’ambito del patrimonio culturale e dello spettacolo.

Per leggere tutto il mio articolo vedi la rubrica Diritto e Impresa a cura della Formazione Bruno Visentini su il Sole24Ore di oggi titolato “Serve un codice per valorizzare l’impresa culturale” o clicca qui: articolo-sole24ore

Per saperne di più del XII Rapporto di Federculture vedi: http://www.federculture.it/2016/07/presentazione-rapporto-annuale-federculture-2016/

Per una analisi della Politica europea sul tema vedi MONTI L, Manuale di Politiche Europee,Luiss University Press 2016:  https://www.amazon.it/Politiche-dellUnione-Europea-programmazione-2014-2020/dp/8861052401/ref=sr_1_2?s=books&ie=UTF8&qid=1487521252&sr=1-2

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