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Dopo la presentazione del rapporto ieri nell’Aula Magna della LUISS tutti i principali quotidiani nazionali e locali hanno ripreso gli elementi principali della proposta e le reazioni dei ministri e parti sociali presenti all’incontro.

Per contribuire alla chiarezza del dibattito, ecco un estratto del rapporto “Il divario generazionale tra conflitti e solidarietà. Generazioni al confronto”, concernente gli estremi del patto intergenerazionale.

Tra pochi giorni sarà possibile acquistare il rapporto online dal sito della casa editrice http://www.edizionidialoghi.it

Luciano Monti 22.03.17

(Nella foto un momento della presentazione del rapporto)

Si prevede l’introduzione, con carattere temporaneo, di un contributo solidaristico a carico dei pensionati con le pensioni più elevate, ricorrendo a un approccio rigorosamente progressivo e rispettoso della capacità contributiva dei contribuenti coinvolti, degli anni di corresponsione e dei contributi versati.

In buona sostanza si tratta del coinvolgimento di circa due milioni di cittadini pensionati, posizionati nella parte apicale delle fasce pensionistiche e beneficiati dal precedente sistema retributivo, chiamati a “contribuire” allo sviluppo di un altrettanto elevato numero di Neet. Va precisato che si tratta di un prelievo circoscritto nel tempo (tre anni) e giustificato da una situazione di “ritardo generazionale” che ha raggiunto, per i motivi ampiamente descritti in questa sede, livelli emergenziali e, conseguentemente, si è tradotta nell’attuale elevato grado di difficoltà, per i giovani, a entrare nel mondo del lavoro. La durata limitata del prelievo e il suo fondamento impositivo, legato a una situazione di emergenza che affligge le giovani generazioni, si pongono senz’altro in linea con i principi che informano la giurisprudenza della Corte in materia di tributi, secondo la quale sono legittimi temporanei interventi impositivi differenziati, volti a richiedere un particolare contributo solidaristico a soggetti privilegiati, in circostanze eccezionali (Corte cost., sent. n. 10 del 2015).

Al fine di assicurare una precisa finalizzazione, si prevede la creazione di un adeguato fondo per le politiche giovanili in grado di finanziare, con circa 35 miliardi di euro a regime (oltre alle esternalità),  le misure messe in campo allo scopo, sia con contributi e agevolazioni fiscali, sia con la creazione di strumenti finanziari in grado di moltiplicarne l’effetto e sostenere la strategia delineata. La lotta al divario generazionale e la creazione di meccanismi di riequilibrio dell’equità intergenerazionale non possono prescindere dalla mobilitazione di adeguate risorse e di un’efficiente gestione delle stesse, affinché il sacrificio richiesto alle generazioni più mature non sia vano e costituisca un investimento nel futuro della nostra società. Il primo segnale sarebbe quantomeno un’inversione di tendenza e l’avvio di un dibattito costruttivo che superi il tabù dei diritti acquisiti.

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