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Oggi il presidente dell’Unione Europea Jean-Claude Juncker ha tenuto il consueto discorso annuale sullo stato dell’Unione al Parlamento Europeo.

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Qualche riflessione sui principali temi toccati nel corso del suo intervento:

A) Sul fronte del commercio, Juncker ha sottolineato la necessità che i negoziati  con i partner esteri siano più trasparenti e che il mercato aperto vada di pari passo con le relative politiche. Per meglio comprendere la proposta formulata da Juncker, bisogna però ricordare che i Trattati affidano all’Unione Europea la competenza esclusiva in materia di Politica Commerciale Comune. In questo ambito, dunque “esclusivo”, la Commissione europea opera nel perimetro di mandato conferitole dal Parlamento. Importante dunque il richiamo preliminare che il presidente della Commissione fa proprio a questo ruolo dell’organo assembleare che, queste le sue parole, dovrebbe anche dire l’ultima parola sugli accordi negoziati dalla Commissione. Una proposta molto ragionevole dettata dall’esigenza politica, ma anche democratica, di dare maggiore trasparenza ai negoziati della Commissione, dopo le criticità emerse in tutta evidenza nei negoziati del TTIP con gli Usa, poi naufragato per cause esogene all’Europa.

Meno chiara, invece, la proposta dell’investment screening al quale sarebbero assoggettate le aziende detenute da uno Stato straniero e interessate alla acquisizione o gestione di infrastrutture europee energetiche o militari. Perché difenderci solo dagli interessi di uno stato terzo e non anche dai meno definiti e spesso più opachi interessi di multinazionali il cui assetto societario è spesso incerto? La proposta di Juncker mi pare dunque piuttosto un avallo alla politica di Macron e alla sua gestione dell’affaire con Fincantieri.

B) Il tema immigrazione. Gli analisti ci dicono che i flussi migratori diretti all’Europa dall’Africa e dall’Asia nel corso del prossimo decennio saranno destinati ad aumentare in modo esponenziale. Progressivamente, questi flussi saranno sempre meno di natura economica o politica, per lasciare spazio ai flussi di natura prevalentemente climatica, a causa del surriscaldamento terrestre e dall’aumentare della desertificazione e della siccità. Questo dovrebbe indurre l’Europa a una riflessione circa l’istituzione e il potenziamento di quelli che Juncker definisce nel suo discorso i legal pathways. Percorsi che dovrebbero prevedere formazione e qualificazione delle risorse umane nei loro paesi di origine, volti ad aumentarne la possibile e futura occupabilità nei mercati europei. Peccato che lo stesso Juncker, nel suo Libro Bianco sul futuro dell’Europa, traguardato al 2025 nei cinque scenari ipotizzati sino ad ora (nel discorso introduce il suo personale “sesto scenario”), alla voce immigrazione si limiti ai temi della sicurezza e dei diritti di asilo, senza neppure accennare agli aspetti economici e sociali che tali flussi potrebbero determinare.

C) Il presidente della Commissione Ue ha  fatto riferimento all’importanza di costruire un’Ue  più democratica, attraverso riforme istituzionali che rendano l’Unione più efficiente. Tra le  proposte, c’è anche quella  di nominare un ministro europeo dell’Economia e della Finanza, di avere liste transnazionali per le elezioni europee e di fondere la figura del presidente della Commissione europea con quella del Presidente del Consiglio. Tutte queste  proposte istituzionali formulate da Juncker appartengono, come da lui stesso ammesso, al “sesto scenario”, che sviluppa il quinto degli scenari formulati dal suo Libro Bianco (chiamato “Faremo molto di più insieme”). Questo sesto scenario, che lui titola “Più Unione Europea”, appare una risposta alle critiche di coloro che in quel documento non avevano visto quella presa di posizione che ci si attendeva dal presidente della Commissione UE poco prima della nuova dichiarazione di Roma del 25 marzo scorso.

Andando oltre le dichiarazioni di principio, tuttavia, anche questo nuovo scenario non sfugge all’obiezione di fondo e cioè che troppo ci si concentra sulle regole e poco sulle priorità. L’agenda sociale delineata dallo stesso parlamento Europeo rimane ancora sulla carta, così come le urgenti risposte che i cittadini e le imprese nelle regioni europee maggiormente colpite dalla crisi da tempo rivolgono all’Europa. Siamo oramai alle porte del negoziato per la ridefinizione del quadro finanziario europeo per il settennio 2021-2027, i capitoli prioritari e il livello di contribuzione dei paesi e forse, una riflessione e un orientamento il presidente, quantomeno nell’apparato programmatico del suo discorso, poteva farlo. Il timido invito ai paesi membri a trovare un accordo sul pilastro europeo dei diritti sociali entro il summit di Gothenburg del prossimo novembre e l’impegno a lavorare sugli standard sociali dell’Unione sono solo un piccolo punto di partenza, come se tutto fosse rinviato al “dopo elezioni” in Germania.

Se vuoi leggere l’intera intervista da me rilasciata e curata da Miryam Magro di Milano Finanza clicca qui

Per il discorso integrale del Presidente vedi invece: Juncker speech

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