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Il titolo dato alla 12^ edizione dell’International Forum di Ravello Lab 2017 è “Designing the future”, e certo non poteva esserci titolo più appropriato per descrivere la sfida che attende un settore, quello dell’impresa culturale creativa, che non solo è agitato dai venti della digitalizzazione, ma che fatica a riconoscersi in categorie e settori ben determinati! Forse non ci si rende conto che molte porte sono aperte e basta valicarle.

porte

Sul tavolo odierno, dedicato all’impresa culturale tra risultato economico e valore sociale, sono emersi molti interrogativi senza risposta. Che cos’è la fruizione culturale? La possibilità di entrare in contatto fisico con un’opera d’arte, un monumento o uno spettacolo teatrale o anche l’accessibilità dei suoi prodotti multimediali? L’offerta di servizi culturali è mera intermediazione culturale oppure è anche trasformazione culturale, come quella che opera il musicista esecutore di uno spartito musicale realizzato da un compositore? Un videogioco che utilizza le immagini di un museo è davvero solo un’opera creativa oppure ha in sè anche gli elementi di un servizio culturale?

Come si misura l’impatto sociale di un’iniziativa culturale? Solo contando i presenti all’evento e le loro consumazioni oppure anche misurando la penetrazione del messaggio e i suoi contenuti nelle reti social?

Il mio contributo a questo dibattito è stato quello di provare a dare una lettura prospettica dei fenomeni appena citati, traguardandola al 2030 e ponendo l’accento sul grande ruolo che nei processi di fruizione culturale hanno le componenti educative. Quali prodotti culturali, quanto e come ne fruiscono i giovani? Di quali competenze devono essere dotati questi ultimi per divenire non solo fruitori consapevoli ma anche trasformatori responsabili?

Per dimostrare come sia difficile rimanere ancorati a stereotipi imposti dalle generazioni dominanti, ho fatto riferimento ad alcuni casi che ritengo di eccellenza e che possono spiegare i fenomeni in atto.

Questi casi passano dalle Passeggiate creative organizzate dall’Associazione Sentiero dei sogni di Como, che in poco più di 12 mesi ha coinvolto oltre 5. 000 cittadini del bacino lariano e brianzolo nella riscoperta  e riconnessione della poesia  con i luoghi, il coinvolgimento di un’intera comunità e il risveglio dei suoi cittadini avvenuta nel piccolo borgo calabrese di Belmonte grazie all’organizzazione della ricettività diffusa sul territorio e le prime sperimentazioni d’Alternanza scuola-lavoro realizzate nel quadro del Protocollo di intesa stipulato tra MIUR e ADSI (Associazione Dimore Storiche Italiane) e monitorate dalla Fondazione Bruno Visentini nel corso dell’a.s. 2016-2017.

Cosa hanno in comune queste esperienze? Cosa dimostrano? Hanno in comune il coinvolgimento partecipativo di una collettività locale e dimostrano che non è possibile misurare l’impatto culturale di un’azione semplicemente prendendo in considerazione la loro ricaduta economica e il valore aggiunto all’economia locale. Altre sono le componenti che entrano in gioco, a partire dall’incremento del capitale umano nelle generazioni che, se non rese consapevoli dell’importanza dei contenuti culturali per affermare la propria identità, dell’appartenenza a una collettività e la riscoperta della componente etica ed estetica di un’opera d’arte, rischiano di venire tagliate fuori e domani di non essere in grado di perpetuare quella tradizione che nei millenni ha fatto grande il nostro Paese.

Ho avanzato due due proposte molto operative e concrete, che possono essere realizzate senza creare ulteriori oneri. La prima è quella di spostare l’attenzione e il monitoraggio dell’Alternanza scuola-lavoro dalle rilevazioni sulla natura dell’ente ospitante e degli studenti partecipanti ai settori interessati dall’attività, per poi promuovere, grazie anche ai nuovi voucher messi a disposizione dalle Camere di Commercio, ulteriori percorsi a vocazione culturale.

La seconda è quella di introdurre nel bagaglio degli operatori del settore culturale, siano essi privati che pubblici, e presso gli amministratori locali, il ricorso a nuovi strumenti di rilevazione dell’impatto sulle reti social, quale il già collaudato e internazionalmente accettato strumento fornito da Google trend.

Due proposte semplici, che potrebbero essere utili per comprendere almeno in parte le grandi trasformazioni in atto e provare ad accompagnarle prima che altri paesi e altri settori lo facciano, talvolta impropriamente. Un grazie infine a Claudio Bocci, direttore di Federculture, che mi ha dato questa opportunità di confronto stimolante.

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