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Sicuramente l’Europa ha molte colpe, quella di non comunicare con i suoi cittadini, apparendo distante e distratta dalle questioni commerciali (anni di negoziato con gli USA per delineare il poi naufragato TTIP) o finanziarie (l’Unione Bancaria) e quella di usare spesso due metri e due misure (grande rigidità nel definire i parametri dei calcolo del deficit ma assai meno nel considerare il surplus commerciale tedesco) .

bradipo

Una cosa però non possiamo rimproverarla agli uffici di Bruxelles: quella di aver tempestivamente messo in moto, dal gennaio 2014, la macchina programmatoria, che da allora al 2023, permetterà al nostro paese di spendere, tra fondi europei per gli investimenti e cofinanziamento nazionale/regionale, oltre 76.1 miliardi di euro. Proprio di queste settimane è anche la notizia del riconoscimento al nostro paese di ulteriori 1,6 miliardi di euro, per le imprese, la formazione e le aree colpite dal sisma.

Ebbene, tutti questi soldi, ancorchè programmati e talvolta anche già impegnati dai dicasteri e dagli uffici regionali preposti, non sono stati ancora spesi, nonostante siano trascorsi quasi 4 anni dalla loro assegnazione.

L’italia figura, infatti, all’ultimo tra i paesi dell’UE per spesa effettuata al 31 dicembre 2017. Qualche esempio per farsi un’idea. Il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), attribuito al MIUR, non è stato neppure attivato: non cercate la colonnina viola (implemented, cioè spesa effettuata) perchè non c’è nella figura sottostante. 4,2 milioni di potenziali beneficiari tra studenti e docenti al palo, miliardi di euro ancora sulla carta.

Open Miur

Il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) , impegnato a supportare 10.616 imprese (il dato è relativo aduna sola misura del programma), sino ad oggi ne ha liquidate solo 9 (vedi figura sotto). Insomma, una percentuale con talmente tanti zero da non potersela ricordare. Qui non solo la colonnina viola è rilevabile solo dal microscopi, ma non c’è neppure quella verde scuro, dedicata alle somme impegnate

open MISE

In questa corsa tra bradipi, la più lenta è la regione Sicilia, che del menzionato FESR (non mostro la figura per pudore) non ha speso neppure un euro. Non ci credete o volete vedere quanto “corre” la vostra regione?

Cliccate qui: https://cohesiondata.ec.europa.eu/countries/IT

Che dire? Di nuovo da capo, la politica è la prima ad alzare la voce verso Bruxelles ma è incapace di affrontare il problema maggiore, quello di far arrivare le risorse europee ai cittadini, alle imprese e ai comuni che ne possono beneficare.

Due proposte: a) rendiamo obbligatorio in tutte le università almeno un corso di politica europea b) rendiamo eleggibili a camera e senato e nelle assise regionali solo coloro che sono in possesso almeno di una laurea triennale. Guerra al bradipismo e a chi sa solo promettere. Non basterà ma potrebbe essere almeno un segnale per invertire la tendenza.

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