Questa mattina il prof. Enrico Giovannini,  portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) ha illustrato al premier prof.Conte e al Presidente della Camera dei Deputati on .Fico  l’esame dettagliato di tutte le misure introdotte nella legge di Bilancio varata a fine dicembre scorso, valutandone la coerenza e il possibile impatto su Agenda 2030 e i suoi 17 goals.

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Di seguito alcuni passaggi (mie sottolioneature nds) a commento del reddito di Cittadinanza, quota 100 e Alternanza scuola lavoro al vaglio del goal 8 “Lavoro dignitoso e Crescita economica ” che richiederebbero una immediata presa di posizione di coloro che hanno a cuore lo sviluppo futuro del nostro paese:

Nel quadro programmatico del Governo, l’introduzione del Reddito di cittadinanza (RdC) e la revisione del sistema pensionistico sono considerate misure utili a creare un meccanismo virtuoso di turnover nel mercato del lavoro a favore dei giovani, ma esistono forti perplessità sulla reale possibilità che l’effetto congiunto delle due misure possa andare effettivamente nella direzione sperata.  C’è da notare, tuttavia, che con riferimento a quella componente del RdC che ha l’obiettivo di garantire nuove forme di attivazione per i disoccupati e giovani sul mercato del lavoro, sembrano essere poco dimensionate le risorse finanziarie e umane dedicate al rilancio delle infrastrutture dedicate alle politiche attive e non è ancora stato delineato un percorso chiaro di riordino della governance collegata. In generale, povertà e politiche attive non possono essere affrontate con un unico strumento come il Reddito di cittadinanza.

Pur valutando utile per ridurre i divari l’adozione di interventi orientati alla solidarietà e alla coesione sociale, si ritiene che la formulazione del RdC contenuta nel D.L. possa, anziché incentivare l’offerta di lavoro (muovendo le persone a cercare occupazione), determinare un effetto di scoraggiamento. I “paletti” previsti per l’identificazione dei beneficiari di tale misure sembrano, inoltre, a un primo esame, privilegiare gli over 35 anni, già titolari di un proprio e autonomo nucleo familiare, rispetto ai giovani NEET, in gran parte ancora “rinchiusi” tra le mura genitoriali e dunque in larga misura esclusi da questo programma

“Quelli indicati sono tutti fattori che, rispetto al tema della cronica disoccupazione giovanile, sembrerebbero più confermare la scelta di dare risposte nell’immediato a target di beneficiari tra loro disomogenei, che progettare soluzioni sostenibili nel medio-lungo periodo”.

“Con riferimento a “quota 100”, pur valutando positivamente l’obiettivo di introdurre un meccanismo di flessibilità delle uscite, si ritiene che occorra considerare con attenzione gli equilibri complessivi del sistema pensionistico. In generale, il turnover-giovani è condizionato dalla penetrazione tecnologica che tendenzialmente nella pubblica amministrazione e nelle grandi imprese in assoluto riduce il livello occupazionale, aumenta la produttività oraria e richiede lavoro qualificato. Nelle PMI non avanzate il ricambio sarà condizionato dal possibile aumento del lavoro sommerso e tutte le evidenze, se gestite solo dai centri per l’impiego, avranno effetti più di gestione del “traffico” che di cambiamento della base produttiva. Infine, la scelta di “rinominare” la misura dedicata all’alternanza scuola-lavoro, depotenziandola e interrompendo lo sforzo di assicurare maggiore “occupabilità” alle risorse più giovani che si affacciano al mondo del lavoro, appare abbastanza critica”.

Il dimezzamento complessivo sia delle ore sia dei finanziamenti per l’alternanza scuola-lavoro, infatti, non sembra fondarsi su ragioni di merito, ma sulla mera volontà di risparmiare risorse. Le esperienze di alternanza scuola-lavoro obbligatoria, infatti, hanno ricevuto, nel complesso, una valutazione positiva, pur coinvolgendo a regime oltre un milione di studenti con le relative, fisiologiche, criticità. Quanto previsto nella Legge di Bilancio allontana l’Italia dalle migliori esperienze europee e, di fatto, frena la diffusione di percorsi di formazione sul lavoro nei territori dove è più debole il legame tra scuola e impresa (soprattutto al Sud). Si tratta, più in generale, di una modifica che danneggia gli studenti che saranno privati della possibilità di inserirsi per un periodo consistente all’interno delle realtà produttive: di conseguenza, come mostrano diversi studi nazionali e internazionali, essi avranno ridotte possibilità di conoscere in modo efficace il mercato del lavoro, le competenze richieste dalle imprese e i percorsi che garantiscano le maggiori opportunità di occupazione. La brusca retromarcia rischia, inoltre, di vanificare gli sforzi profusi nei primi anni di avvio dello strumento dell’alternanza verso un cambio culturale.

Per leggere tutto il rapporto vedi:http://asvis.it/public/asvis/files/ASviS_Commento_Legge_di_Bilancio_270219_1_.pdf

Per un servizio di sintesi clicca qui: https://www.youtube.com/watch?v=ESj9oNxf3QQ&feature=player_embedded