Oggi, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo ha illustrato il ‘Rapporto annuale 2019 – La situazione del Paese’.

Tra le righe del poderoso volume si legge con rammarico che ” Il sistema di tasse e benefici italiano è relativamente meno favorevole per le classi più giovani. Soltanto il 18,6 per cento degli individui con meno di 14 anni e il 18,3 per cento di quelli fra i 25 e i 34 anni appartenenti al primo quinto ottiene un miglioramento della propria posizione; oltre l’80 per cento non migliora la propria posizione. Tra gli individui con redditi medio-bassi del secondo quinto, il 78,6 per cento degli individui minori di 14 anni e il 69,7 di quelli che hanno fra i 25 e i 34 anni retrocede per effetto dell’intervento pubblico”

Immagine tratta da Rapporto Istat citato (pag.241)

In parole più semplici la questione è la seguente: lo Stato con la propria imposizione fiscale preleva e con i servizi pubblici restituisce al cittadino e dunque sarebbe normale, per il principio costituzionale della proporzionalità e della solidarietà, che chi è più fortunato e affermato contribuisca maggiormente di quanto benefici dallo Stato e viceversa. I dati rilasciati dall’ Istat dimostrano invece che non è sempre così e a farne le spese sono proprio i giovani (vedi tabella Istat sopra).

Questi ultimi oltre a essere intoccabili (nessuno al governo di turno si vuole occupare del loro futuro) ora sono anche invisibili e non ci si accorge (a parte l’Istat per fortuna) che oltre a non dare loro niente, si ha pure il coraggio di prendere.

Per leggere l’apposito capitolo dedicato al tema nel Rapporto ISTAT vedi: https://www.istat.it/storage/rapporto-annuale/2019/capitolo5.pdf