Le piccole città nel mondo globale. Una rivoluzione possibile?

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Soltanto il 15% della popolazione italiana vive in un agglomerato urbano di grandi dimensioni. Un ulteriore 16% risiede nei centri urbani di medie dimensioni (centro con più di 60.000 e meno di 250.000 abitanti). Si tratta di un patrimonio urbano rilevante che non può rischiare di essere disperso e che coinvolge oltre 9,5 milioni di italiani residenti nelle 92 città che rientrano in questa fascia.

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(Luci e suoni a Como)

Un problema non solo italiano: la progressiva urbanizzazione dei cittadini europei ha accompagnato pressoché tutto il processo di integrazione dell’Unione Europea. Oggi il 78% degli europei vive nelle città, dove è prodotto l’85% del Pil. Motivo per il quale l’anno scorso è stata adottata l’Agenda urbana per l’Unione europea, meglio conosciuta come “Patto di Amsterdam”.

Quali possibili vie di sviluppo per le città di piccole e medie dimensioni strette tra l’espandersi della metropoli e la desertificazione delle aree rurali circostanti? Nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, definita in seno alle Nazioni Unite nel 2015, esiste “una terza via” che vada oltre le smart cities (che prendono a modello le metropoli) e gli smart villages (ritagliati sui borghi di piccole e piccolissime dimensioni)?

Leggi il mio articolo apparso ieri su L’Ordine, inserto culturale de La Provincia di Como: Le piccole città nel mondo globale – La Provincia 25.06.17

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