Italia vecchia, cadono i ponti e si alzano le barriere.

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Si immagini un campo da corsa nella quale si trovano in sequenza degli ostacoli, che rappresentano le tappe per accedere alla maturità di un individuo: concludere gli studi superiori, trovare un buon lavoro, ottenere un mutuo per comprare una casa, farsi una famiglia e così via.

Nel momento in cui inizia a correre, il giovane atleta si trova davanti ad ostacoli di varie altezze, alcuni più facili da superare (ad esempio, concludere il percorso scolastico obbligatorio), mentre altri richiedono più allenamento per poter essere saltati (conseguire una laurea, acquistare una casa).

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(Tu insegnami a sognare...)

La lotta al divario generazionale, si propone di identificare questi ostacoli e di misurare la loro altezza, riducendola quando oggettivamente troppo elevata, così da preparare i futuri ‘atleti’ a saltarli tutti. Gli atlelti sono i nostri giovani che concorrono per affermarsi in un’economia globalizzata, senza frontiere grazie ai nuovi ponti digitali.

In Italia che succede? Crollano i vecchi ponti e salgono gli ostacoli. Come è possibile ridurre questi ostacoli almeno ad altezza d’uomo?

Anticipo qui i due pilastri della proposta che sarà presentata alle forze politiche e alle parti sociali in occasione della imminente pubblicazione del secondo rapporto sul divario generazionale prevista per fine ottobre a cura della Fondazione Bruno Visenini.

Il primo è l’adozione di una legge quadro che possa mettere a sistema tutte le misure rivolte ai giovani già presenti nel nostro ordinamento e quelle ancora da adottare. Il secondo è la creazione di una dotazione di circa trenta miliardi di euro in tre anni (senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato) che permetterebbe di ridurre nel medio periodo l’attuale equivalente costo alla collettività dei Neet stimato dalla UE in una somma analoga. 

Per leggere il testo integrale del mio articolo dedicato alle proposte della FBV,  apparso domenica 16 settembre sull’inserto domenicale del quotidiano LaProvincia vedi quiL’Italia è sempre meno un paese per giovani

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