I fondi europei e il fattore tempo

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Solo qualche studioso ricorderà che il 17 dicembre 2013 veniva eletta Cancelliere di Germania, per la terza volta, Angela Merkel. La stessa che ha in questo secondo semestre dell’anno la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea e la responsabilità di condurre i paesi membri a condividere il pacchetto finanziario con il quale sostenere non solo lo sviluppo sostenibile dei paesi europei ma anche la lotta alla pandemia, la ripresa e la resilienza sino al 2027, rispettivamente il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e il programma NextGenerationEU. Un pacchetto finanziario che, se includessimo anche il MES (il famigerato Fondo salva Stati) attribuisce all’Italia una somma superiore ai 300 miliardi di euro, tra contributi e finanziamenti.

Molti degli addetti che si occupano di “fondi europei” ricorderanno invece perfettamente quella data, perché la stessa è riportata sul regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che ha dato “la stura” alla programmazione 2014-2020, quella cioè che per tale periodo ha assegnato all’Italia circa 40 miliardi di euro.

Gli stessi addetti ricorderanno quanto sia stato difficile il negoziato di allora, con i paesi, cosiddetti “frugali” (Austria, Olanda, Danimarca e Svezia) e i paesi grandi pagatori (come la Germania) restii ad allargare troppo i cordoni della borsa europea e gli altri paesi, ancora alle prese con l’uscita dalla grande crisi del 2008, desiderosi di avviare importanti e costosi progetti di ristrutturazione. Una sintesi raggiunta sul filo di lana, a valle della proposta della Commissione europea del luglio 2011, dopo anni di negoziato e superamento di veti incrociati, con il Parlamento europeo che darà il via libera soltanto il 2 novembre del 22013, e il consiglio europeo il successivo 2 dicembre.  Il regolamento finale, che porta appunto la data del 17 dicembre 2013, sarà pubblicato il Gazzetta Ufficiale europea soltanto il successivo 20 dicembre, giusto dieci giorni prima dell’avvio della programmazione che ci ha condotto sino alla fine del 2020.

Quando dunque il nostro premier, nei mesi scorsi ha annunciato che i tanto attesi fondi di quello che in forma abbreviata viene chiamato il ”Recovery Fund” (il termine corretto è Recovery and Resilience Facility, dunque non un fondo ma uno strumento dedicato non solo per la ripresa ma anche alla resilienza) sarebbero arrivati il primo gennaio 2021 si è cullato in una illusione tutta italica. Un’illusione che presuppone che l’efficiente Commissione europea possa approvare a tamburo battente il nostro piano per la ripresa e la resilienza (peraltro ancora non trasmesso a Bruxelles) tra Natale e Capodanno e ancor più velocemente raccogliere sul mercato i 750 miliardi necessari a finanziare il programma NextGenerationEu, del quale appunto il Recovery è uno strumento. Un programma che è garantito in ultima istanza dal bilancio dell’Unione Europea, che se tutto va bene entrerà in vigore solo il primo dell’anno, come insegna l’esperienza del 2013.

È sempre lecito sperare, ci mancherebbe, un po’ meno illudersi e illudere i propri connazionali che il fiume di denaro tanto atteso si rovesci nelle casse del nostro paese così rapidamente. Questo non può avvenire per le ragioni appena illustrate e anche perché, a dirla sino in fondo, non si tratta di un vero e proprio fiume, ma di un lago. In quest’ultimo, per mantenere l’equilibrio, tanta è l’acqua portata dagli affluenti e tanta ne deve uscire a valle. Così anche le risorse che l’Europa ci sta per mettere a disposizione non sono fatte da acqua di fiume ma da acqua di lago. Se infatti è vero che il nostro paese potrebbe ricevere 209 miliardi dal Recovery, circa 40 dal bilancio ordinario, 20 dal programma SURE e 36 dal MES, (l’acqua che si riversa nel lago, per continuare la metafora), d’altro conto è tenuto ad alimentare il bilancio con contributi annuali e da una certa data, restituendo la quota parte delle risorse riconosciuteci a titolo di finanziamenti. Per farla breve il saldo tra quanto riceviamo e quando dovremo restituire all’Europa è prossimo allo zero, in equilibro dunque, come deve essere il lago appunto (2).

Certo, nel prossimo anno potremmo avere più denari di quanti ne dovremo versare e questo ci potrebbe aiutare “temporaneamente” a rimpinguare le casse dello Stato provate dalla lotta alla pandemia, ma dico potremmo perché tutto dipende dalla rapidità con la quale riusciremo a trasferire detto denaro nell’economia reale. Il Premier sa benissimo che questo non è il nostro forte: della programmazione 2014-2020 siamo riusciti sino ad ora a spendere solo il 40% delle risorse assegnateci il 17 dicembre 2013 e molte delle misure annunciate nei vari Dpcm della primavera scorsa stanno andando a regime solo adesso.

Sano ottimismo, disinformazione o mero slogan? Tutti gli elementi lasciano pensare che si tratti della terza ipotesi, ma si sa, in politica, nella dominante politica di questi tempi, questo è il modo di comunicare. Lo slogan viene lanciato per poi annunciare che quanto si auspicava non può essere più realizzato per colpa di qualcuno. Presto fatto, dopo aver lanciato il suddetto slogan, come detto il presunto fiume di denaro disponibile a breve e, dopo solo qualche settimana si avanza il sospetto che sia la presidente di turno, ovvero la Merkel, a ritardare il processo negoziale, dimenticandosi, o meglio fingendo di dimenticarsi che il negoziato ora in atto è assai più complesso di quello di sette anni fa, quando non c’era una crisi pandemica in atto e al bilancio dell’unione non si aggiungeva anche il NextgenerationEU.

Così il nostro Premier va in pressing, cerca alleanze, assicura e riassicura che farà tutto il possibile, richiama gli alleati europei all’obbligo morale e invoca scenari apocalittici qualora questo fiume non si riversi subito nelle assetate italiche gole. Bastava guardare a sette anni fa per comprendere quanto fosse ed è difficile quadrare il cerchio. Forse, con il senno del poi, sarebbe stato meglio riconsiderare il tanto odiato MES che coi i suoi miliardi disponibili subito (almeno la metà), ci avrebbero permesso di potenziare per tempo i nostri servizi sanitari e affrontare con maggiore serenità i mesi difficili che ci attendono, senza attendere il disgelo.

  • (Estratto dell’editoriale a mia firma pubblicato su l’inserto della domenica 8 novembre L’Ordine, de LaProvincia dal titolo “Il fiume di denaro UE? Solo un’illusione”)